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Yama e Nyama: la pratica fuori dal tappetino

Se pratichi yoga da un po' di tempo è molto probabile che tu abbia sentito parlare di “yama” e “niyama”.

Per qualcuno praticare yoga significa per lo più eseguire asana, fare un po' di pratiche di rilassamento o di meditazione e magari recitare qualche mantra: questo però non significa, in realtà, dedicarsi allo yoga della tradizione….o almeno….non basta!

Ad ogni modo, è opinione comune che lo yoga sia un percorso trasformativo ed evolutivo e la filosofia yogica ci suggerisce qualcosa di molto più ampio per compiere questo processo e lo fa con qualcosa che va ben al di là di posizioni e prestazioni fisiche. A questo proposito, lo Yoga Sutra di Patanjali, ci offre una chiara linea guida proprio in questa direzione.


Patanjali, nel suo famosissimo manuale, ha individuato e descritto otto stadi o livelli (ashtanga) del percorso dello yoga: otto scalini progressivi per salire fino all’alta ed ultima meta: il samadhi. Di questi, i primi due sono formati proprio da yama e niyama. Ma di cosa si tratta? Che cosa sono?

Si tratta di principi etici e di comportamento che aiutano il praticante a camminare nella giusta direzione affinché sia possibile sviluppare ed accedere agli altri livelli successivi: asana, pranayama, pratyahara , dharana, dhyana e samadhi.


Le regole morali (yama), le osservanze fisse (niyama), le posizioni (asana), il controllo del respiro (pranayama), il ritiro dei sensi (prathyahara), la concentrazione (dharana), la meditazione (dhyana) e l’assorbimento della coscienza nel sé (samadhi) sono gli otto elementi che costituiscono lo yoga”

Yoga Sutra Patanjali, II.29


Detto questo, possiamo comprendere che in realtà yama e nyama non sono che la base, i pilastri da cui partire per praticare yoga!


Questi valori fondamentali, costituiscono una mappa concreta per orientare le proprie azioni allo scopo di vivere con felicità e realizzazione.

Ogni precetto indicato da Patanjali ha infatti un unico scopo: quello di trasformare e condurre lo yogi alla felicità e alla realtà ultima delle cose. Il primo passo, quindi, si traduce nello stile di vita quotidiano: se vogliamo evolverci dobbiamo cambiare il nostro modo di affrontare il mondo, cambiare noi stessi . Yama e nyama hanno questo scopo!


Più che dogmi o una lista obbligatoria di cose da fare o non fare, è preferibile considerarli come inviti ad agire in modo da promuovere la pace e la beatitudine interiore ed esteriore. Una specie di traccia per creare armonia fuori e dentro di noi. Dove c’è armonia, la coscienza può espandersi.

Ricordiamoci che ogni percorso di trasformazione, inizia con la comprensione ed il perfezionamento di ciò che siamo e questa condizione non si sviluppa tutto d’un tratto, ma progressivamente….quindi è un percorso da fare tutti i giorni!


La pratica degli asana senza il sostegno di yama e nyama è semplice acrobazia”

B.K. S. Iyengar


Vediamo adesso in cosa consistono, nello specifico, questi precetti che danno avvio al processo trasformativo yogico e che continuano a sostenerlo nel tempo una volta intrapreso, evitando al praticante di creare karma negativo.

Yama


“Yama” è un termine sanscrito che significa “restrizione”, “autoregolazione”. Patanjali, nello Yoga Sutra ne elenca cinque; si riferiscono a principi etici che regolano il comportamento quotidiano del praticante di yoga verso tutti gli altri viventi.


Vediamoli nello specifico:

  • AHIMSĀ, “ non violenza” : non nuocere in parole, pensieri e azioni;

  • SATYA, “verità”: essere onesti, sinceri e veritieri, escludendo quindi ogni forma di menzogna e falsità;

  • ASTEYA, “non rubare”, non appropriarsi di qualcosa indebitamente, ma si può intendere anche “non attaccamento”;

  • BRAHMACARYA, “astinenza”, controllo della propria energia astenendosi dall’incontinenza delle passioni e degli istinti generali;

  • APARIGRAHĀH, “non accumulare”, assenza di avidità e possessività verso beni materiali e immateriali.

Nyama


Di questa categoria, fanno parte le “osservanze attive”: pratiche, attitudini e comportamenti da tenere verso se stessi. Anche in questo caso sono cinque e per la loro natura enfatizzano l’importanza dell’autodisciplina nel percorso yogico.


  • ŚAUCA, “purificazione”: da intendersi come pulizia fisica, mentale, morale. Nello yoga esistono svariate pratiche di purificazione, dalla generale pulizia del corpo a quella riservata a singole parti, come il naso, la lingua, l’intestino, ecc. Nonostante l’interpretazione più comune riguardi appunto pratiche di purificazione fisica, quest’osservanza può riferirsi anche alla pulizia da tutto ciò che energeticamente può inquinare il praticante (parole, persone, luoghi, alimenti….);

  • SANTOSA, “appagamento”, gratitudine: accontentarsi di ciò che si ha, vivere con atteggiamento di gratitudine ogni giorno per ogni cosa ricevuta o raggiunta, ogni persona incontrata,….

  • TAPAS: “pratica intensa”, austerità, disciplina e autodisciplina; dedicare sforzo ,sacrificio e costanza alla disciplina personale e al proprio cammino di consapevolezza;

  • SVĀDHYĀYA: studio che porta alla conoscenza di sé, ricerca/osservazione interiore;

  • ĪŚVARA PRANIDHĀNĀNA: devozione al divino, abbandono e fiducia al potere divino in tutte le sue forme.

Adesso che conosciamo yama e niyama possiamo ben comprendere come lo yoga non sia semplicemente una pratica fisica da palestra ma si traduca piuttosto in una filosofia, un percorso che coinvolge il corpo, quanto la mente e lo spirito.


Perché allora non provare ad unire queste regole di comportamento alla nostra pratica sul tappetino?



Applicando questi antichi principi yogici, sicuramente acquisiremo ulteriore salute, vivendo il quotidiano in modo più armonioso e sereno; le nostre relazioni risulteranno più oneste e profonde e la nostra consapevolezza su come vivere nel rispetto dell’ambiente aumenterà.


Vivere seguendo i principi di yama e niyama implica quindi un passaggio fondamentale che consiste nel portare la pratica verso l’esterno, abbattendo la separazione tra la pratica di yoga e la nostra vita quotidiana.

In questo modo lo yoga diverrà uno stile di vita ed un viaggio alla ricerca di sé, oltre che ginnastica!

→ Vuoi approfondire l’argomento? Sarvayoga consiglia la lettura di “Yoga Sutra di Patanjali” .


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